Sì ma a 13 anni, devono imparare a palleggiare di sinistro…

Leggo di pallacanestro. Molto ma non troppo. D’altronde faccio un altro lavoro ma tento di allenare una squadra Under 16 regionale al meglio delle mie possibilità.

Al che, come tutti gli allenatori dell’universo, tento di imparare tutto il possibile e l’impossibile da libri, PAO, corsi, seguendo partite (anche se qualcuna l’ho già vista nella mia vita), ecc.

E dopo un po’, come mi succede sempre (ma perché non posso solo dire che va beeee…ne?) inizio a farmi delle domande e a tentare di capire come chi mi sta davanti, chi scrive o chi parla sia arrivato a certe conclusioni.

Il mantra, in particolare, che mi fa interrogare di questi tempi è:

  • i ragazzi non devono essere troppo presto specializzati nel gioco;
  • bisogna far crescere i giocatori e non pensare solo a vincere;
  • si devono insegnare i fondamentali e far crescere la squadra seguendo le giuste tappe di apprendimento.

Poi, come molti colleghi allenatori sanno, queste diventano parole al vento. Leggete anche il bellissimo articolo La dura durissima vita degli allenatori delle giovanili per farvi un idea.

Spesso genitori, accompagnatori (che molte volte sono i genitori stessi), assistenti e chiunque abbia allenato la squadra prima di voi ha detto ai giocatori cosa fare per vincere. E l’ha fatto proprio facendoli specializzare in un certo tipo di gioco e facendo saltare loro intere tappe di apprendimento.

– Se sei più alto del tuo avversario, tiragli sulla testa! Giusto insegnarlo? Forse sì, ma…

– Tutti devono giocare anche se sono scarsi! è un’altra frase che si sente spesso. Poi, però, anche a livello UnderTutto, nelle partite che contano, chi non ha raggiunto un buon livello, non vede il campo.

– Poi la mia preferita: una splendida truffa al suono di: “Sì, però se perdono sempre, poi i ragazzi si stufano e smettono di venire in palestra!“.

SIGH!

E allora, tra le varie domande che mi faccio, una in particolare, mi gira in testa costantemente:

cosa insegno io ai ragazzi?

E generalmente, quando faccio questa domanda, arriva una voce tonante fuori campo: Ma come! Non lo sai? E dire che hai fatto il corso da allenatore di base! Ai ragazzi devi insegnare:

  • a 13 anni, a palleggiare di sinistro e a battere l’uomo
  • a 14 anni, a passare la palla
  • a 15 anni, …
  • a 16 anni, blocchi, bla bla bla, rimbalzi, bla bla bla, palla al lungo, bla bla bla
  • a 18 anni pesi, lavoro individuale, inserimento nelle prime squadre, bla bla bla

Senza barare, alzi la mano chi non ha mai sentito una delle frasi qui sopra! (…fermi che vi conto!…)

E siamo così attenti a queste competenze che si trovano ovunque articoli, libri, post dal titolo: “Obiettivi Under 13“, “Obiettivi Under 16“, “se non hai fatto minibasket, non sai dove andare“, “doti da supereroe se giochi con le palline da tennis“, ecc.

E chi non segue i dettami, è invogliato ad uniformarsi, perché “la nazionale deve avere giocatori che parlino tutti la stessa lingua”, che sappiano tutti cosa sono un blocco in allontanamento (anzi, un “flare”), un pick and roll, uno sky-hook (beato sia l’uncino di Ottorino Flaborea) e un Martini Dry.

Ci si dimentica però, sempre, di una cosa: i giocatori sono persone!

E nel mio caso ragazzi. Che fremono dalla voglia di migliorare, che cercano di essere i più bravi in qualche cosa e che vogliono affermarsi. Quindi mi rifaccio la domanda e tento di rispondermi da solo. Cosa insegno ai ragazzi?

Nessuno lo sa: si può solo scoprirlo col tempo.

Di nuovo? Come nessuno lo sa? Eh, allora smetto di leggere. Se nessuno lo può spiegare e mettere in un libro, non mi serve. E poi non è vero. Io ho un “Mental Fundamental Senior VIP Chuck Norris trainer” che di queste cose sa tutto. E mi ha detto che per vincere, la Nazionale Italiana ha bisogno di lunghi e di gente che sappia fare i movimenti in post basso e che sappia prendere i rimbalzi, perché noi italiani siamo corti e tozzi. Non vedi, d’altronde Alvaro Vitali? Mica puoi pensare di farlo giocare contro Sean Connery e pensare che vinca?

Al tempo! Io sono sicuro di sapere riconoscere quale sia la strada migliore per un ragazzo che ha un terzo della mia età (SIC), però non so a priori quale sia questa strada, così come non lo sa suo padre, non lo sa sua madre, sua nonna, i suoi insegnanti e neanche lui.

C’è però un modo per scoprire questa strada: fare in modo che il ragazzo si faccia delle domande!

Attenzione ai naviganti distratti: ripeto!

FARE IN MODO CHE IL RAGAZZO SI FACCIA DELLE DOMANDE

E allora, un giorno potrebbe chiederci una cosa su cui neanche noi abbiamo mai riflettuto, oppure potrebbe iniziare a chiedersi qualcosa al di fuori degli schemi, della pallacanestro integrata, della triade Tecnica, Tattica, Strategia (AMEN!).

Ad esempio, posso dire che non mi dispiacerebbe se un mio giocatore (hanno 15 anni, ricordo), si facesse almeno una queste domande:

  • come riconosco se sto facendo le cose bene?
  • come faccio a spingere gli altri a fare le cose bene?
  • dipende davvero tutto dal risultato (+2/-2)?
  • perché sto giocando a pallacanestro?

I giocatori che arrivano a farsi queste domande sono poi quelli che si allenano da soli. Sono quelli che arrivano in palestra e tirano 500 tiri perché sanno che, anche se non c’è l’allenatore, loro hanno capito qual è un tiro buono e uno cattivo (e come, spero, molti avranno capito, non sto parlando di “la palla è entrata” o “la palla è uscita”).

Dai, Grande! Quindi, adesso che so il trucco, mi stampo questa pagina, vado dai miei giocatori e perdo mezz’ora di allenamento per far scrivere a loro una risposta a queste domande. Poi, mi segno le loro risposte, le metto nella cartellina per il  prossimo anno in modo da dare già dei suggerimenti a quelli che allenerò. E così il prossimo anno, invece di perdere mezz’ora, faccio fare le crocette e ci metto solo dieci minuti e poi posso far fare quel bell’esercizio con tre guardie e tre ali che mi piace tanto.

…farsi domande. Non rispondere alle tue!

Si, va bene, ma dai, è la stessa cosa!

Ehm… non so, fatti una domanda e datti una risposta.